Firenze, 12 gennaio 2026 – “Sfalcia l’erba, sistema l’area dove si ferma, aiuta come può e quando gli chiediamo se vuole altro, lui risponde “no, datelo a chi ha più bisogno. Che Dio vi benedica”. Mihai, lo chiameremo così, lo fa ogni giorno, a Novoli, il quartiere di Firenze dove vive da qualche anno. Non ha una casa e ha qualche problema di salute, eppure non ha mai smesso di fare la sua parte”.
A raccontare la storia del 43enne moldavo è Elisabetta Tredici, volontaria della Misericordia di Barberino di Mugello impegnata nelle uscite serali organizzate dal Coordinamento fiorentino nelle ultime settimane per fronteggiare l’emergenza freddo.
“Lo incontriamo da tre o quattro anni – spiega Elisabetta –. È una persona squisita, di una cortesia davvero fuori dal normale. Non chiede mai più del necessario. Nonostante la sua situazione, cerca sempre di rendersi utile. È il suo modo di restituire qualcosa, di non sentirsi solo un peso per gli altri. Storie come la sua ti ricordano perché è importante esserci, soprattutto nei mesi più duri”.
L’impegno delle Misericordie fiorentine per l’emergenza freddo
Il servizio rientra nel progetto di accoglienza invernale in strutture adeguate organizzato dal Comune di Firenze e dedicato alle persone senza fissa dimora a cui prende parte anche il Coordinamento delle Misericordie Fiorentine. Un lavoro strutturato che prevede uscite serali, distribuzione di beni di prima necessità ed una costante attenzione alle situazioni più fragili, soprattutto nei periodi di abbassamento delle temperature.
Nelle ultime settimane i volontari hanno intensificato le uscite serali, ampliando anche le zone di intervento.
“Ogni volta partiamo con due pulmini carichi di coperte, maglioni, pantaloni, scarpe, biancheria intima e qualcosa da mangiare – spiega Tredici –. Portiamo anche il tè caldo, che viene sempre accolto con grande piacere. Nel centro storico, durante una delle prime uscite del 6 dicembre, abbiamo incontrato circa 50 persone: solo in piazza Santissima Annunziata ce n’erano quindici o più alla volta”.
Situazioni spesso complesse, che vanno oltre il semplice bisogno materiale.
“In un’occasione ci siamo trovati davanti ad una persona con evidenti problemi di salute, probabilmente una grave infezione agli arti – prosegue –. Era seduta nel bagnato: abbiamo cercato di proteggerla dal freddo, cambiandogli calzini e vestiti e sistemando la situazione per quanto possibile”.
I progetti con le parrocchie
L’attività delle Misericordie non si limita all’emergenza invernale ma guarda anche ai prossimi mesi, puntando sul coinvolgimento delle comunità locali e delle parrocchie.
“Abbiamo avviato una collaborazione con la parrocchia di San Silvestro a Barberino di Mugello – spiega ancora Elisabetta –. Alcuni volontari hanno già partecipato alle uscite di dicembre e il 28 febbraio usciremo insieme al parroco e a una quindicina di ragazzi tra i 15 e i 17 anni, accompagnati da adulti. È un modo importante per educare i più giovani all’incontro con chi vive ai margini”.
Un lavoro che negli anni si è fatto sempre più organizzato, grazie alla rete tra Misericordie e realtà del territorio, dalla raccolta di abiti a quella alimentare.
“Siamo strutturati e sappiamo come muoverci nei momenti di maggiore bisogno – conclude Tredici –. È un lavoro silenzioso e costante: non risolve tutto, ma può fare la differenza per chi, come quell’uomo moldavo, affronta il freddo e la solitudine ogni giorno”.